– Lo sai che il nonno non sta bene?
– E che ha?
È cominciato così, un giorno come un altro. Uno di quelli in cui però non puoi far altro che chiederti come cavolo dirai ai tuoi bambini che il nonno – veramente – non sta bene.
Non puoi certo buttarla lì nuda e cruda del tipo “lo stanno operando ma ha il 20% di probabilità di continuare a vivere”. E nemmeno non dirgli nulla, facendo finta di niente, e che tutto sia a posto. Così ti arrovelli tra lacrime trattenute a stento, cercando il modo migliore di far capire loro che il nonno quasi certamente non lo vedranno più.
Ci pensi un attimo, a quando hai perso i tuoi, di nonni. E ti rendi conto che… no, non eri così piccola. O forse si. Perché non importa che tu avessi avuto 4, 6, 9, 12 anni. La perdita di una persona cara è un fardello da caricarsi a piene spalle, un peso immane, una sofferenza spessa, un ricordo doloroso. E che tu sia stato maggiorenne, adulto o poco più peloso di un neonato il risultato non cambia. Soffrirai. Altroché.
Quindi… qual è la cosa migliore da fare? La verità, mi dico. A spizzichi e bocconi, con delicatezza, prendendola alla larga, un po’ per volta.
A me ci sono voluti 4 giorni, gli stessi che ha impiegato il nonno a chiudere gli occhi per sempre. 4 giorni in cui mi sono dedicata completamente ai bambini, e alle cose che mi avrebbero dato la forza di non pensare. La musica, il disegno, il lavoro, l’amore per un marito lontano. Tutto mentre la casa prendeva la via della perdizione. Ma ci avrei pensato dopo. Un problema alla volta.
– Ieri sera non è stato tanto bene, e l’ambulanza l’ha portato in ospedale. Ora lo stanno operando per farlo stare meglio.
– Uauu l’ambulanza? Ma cosa aveva? Cioè perché hanno chiamato l’ambulanza? Anche tu sei stata male l’altro giorno ma papà non ha chiamato l’ambulanza.
– Si ma io non stavo male malissimo. Stavo male e basta, e poi è passata. Al nonno invece non passava.
Sguardo nel vuoto.
– Si ma cosa aveva? Voglio sapere perché si sentiva male.
– Il cuoricino non funzionava bene. Ora aspettiamo e vediamo se starà meglio. Ma secondo te se il nonno morisse in cosa vorrebbe trasformarsi?
La trasformazione. Una seconda vita. La vita oltre la morte, la possibilità di riprovarci nei panni di un’altra creatura. È così che da sempre ho tentato di spiegare cosa c’è dopo. Diciamocelo, nessuno lo sa. Né tantomeno io. E non sono così cattolica da pensare che quando morirò, dopo aver espiato i miei peccati in Purgatorio, metterò piede in Paradiso. Per me c’è molto di più. Magari niente eh, magari chiudo gli occhi e stop, manco il buio vedo. Ma preferisco pensare di poter scegliere ORA cosa vorrei essere DOPO. E ai bambini quest’idea del “dopo” piace, così la morte non fa così tanta paura.
Lei vuole diventare una farfalla color arcobaleno e volare di qua e di là. Lui “non arcobaleno perché ci sono troppi colori”, preferisce le farfalle bianche e nere. In ogni caso preferirebbe trasformarsi in un piccione. Che poi mi sono sempre chiesta cosa ci trovi nei piccioni, così di tanto in tanto glielo chiedo.
– Giocano con i bambini! Loro li rincorrono e i piccioni scappano. È divertente!
– Vabbè ma secondo te il nonno in cosa vorrebbe trasformarsi?
– Mmmmm non lo so…
– Secondo me in un angelo! Gli piacevano tanto gli angeli.
– Hai proprio ragione! Anche secondo me diventerà un angelo! Così poi quando ne troviamo uno in un prato lo soffiamo e lo facciamo volare.
– Ok, ricordiamoci di chiedere a nonna, magari lei ne sa qualcosa di più.
Lui ha 6 anni, l’occhio curioso di un detective, e la creatività di un bambino qualunque. O forse di un piccolo ingegnere. Certo è che sta sempre a pensarne una, o a costruirla. Lei di anni ne ha 4. Ed io che ne ho 42 non ho avuto il coraggio di dirle le medesime cose. Cioè, lei del nonno non sa nulla. Glisso. Evito proprio l’argomento. Forse (erroneamente) sperando che i suoi ricordi di bimba grande comincino da domani.
– Si, poi glielo chiediamo a nonna. Ma papà quando torna?
– Non lo so amore, quando potrà tornare tornerà. Bisogna aspettare e avere pazienza.
Il papà non è ancora tornato. E il nonno non tornerà mai più. Ora lo so.
Oggi, dopo quattro giorni di videochiamate al papà con richieste accorate di Hachimals e vernici blu per colorare chissà quale marchingegno a quattro ruote, telefonate col fiato sospeso e il cuore in gola, dispetti di bambini e abbracci fraterni alla faccia del coronavirus monello, lettone sudaticcio e calci notturni, didattica a distanza e compiti fatti a quattro mani, piante da innaffiare e piante innaffiate dalla pioggia, cortili allagati e amici che ti sostengono con delicatezza, so per certo che il nonno non tornerà mai più. Così mi rifugio in cucina a preparare il piatto più buono del mondo, la pizza con gli spinaci. Quando la sforno racconto sempre di Braccio di Ferro e del suo amore per Olivia, e i bambini vanno in un brodo di giuggiole, mangiando con piacere.
Poi così, senza un perché, tra un boccone e l’altro, mentre la piccola era a fare la pipì che come al solito le scappava:
– Mamma, ma se il nonno non muore papà torna?
Lo guardo, fisso negli occhi, con un sorriso appena accennato, e la dolce fermezza di mamma.
– Nonno è morto, oggi pomeriggio. Si è addormentato e non si sveglierà più. Ma papà presto tornerà.
Sguardo nel vuoto, quasi mi è sembrato di vedere il lucido delle lacrime nei suoi occhi.
– Ma se il nonno è morto la nonna si può sposare con un signore più piccolo di lei, così non muore prima di lei?
– Si amore, ma non penso che la nonna si innamorerà così facilmente di un altro uomo. La nonna amava tanto il nonno.
– Hai ragione. Mamma stasera accendiamo le candele?
– Ok, una l’accendiamo per il nonno.
– Perché per il nonno?
– Così lo riscalderemo e lui saprà che lo pensiamo.
Ed eccomi. Sospesa tra emozioni contrastanti. Tra il dolore di aver perso una persona tanto cara, e l’orgoglio di aver cresciuto un piccolo saggio ometto.
Quanto alla mia bambina, la mia dolcissima bambina, so che perdonerà questa mia mancanza. Un giorno le racconterò di quando il nonno le faceva cavalluccio-ciò-ciò-ciò. E capirà… lei mi capirà.
Racconti di Mamme
momenti, pensieri, attimi
Racconti di Mamme nasce così, per caso, in un giorno ventoso di maggio, quando l'aria comincia a perdere quel suo fascino invernale, e il Covid19 ha smesso di essere così invadente. È un luogo intimo, dove di tanto in tanto ci racconteremo dei giorni che passano e dei bimbi che crescono. Non vuol essere un diario, non è un blog, non troverete testi autobiografici. Tutto ciò che leggerete sarà solo lo spioncino sulla vita di ciascuna di noi. Mamme.
Adesivo murale "Ci sono maestri e maestre"
Maglietta "Maestra Rock"
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