testo dell’Avv. Antonella Siciliano/ illustrazione di Freepik
Sono passati due anni dall’approvazione della Legge n. 69 del 19 luglio 2019 che ha introdotto nel nostro ordinamento il cosiddetto ‘codice rosso’, una disciplina resa necessaria dall’enorme diffusione nel nostro Paese della violenza domestica e di genere. Tale Legge ha introdotto nel nostro codice penale una nuova fattispecie di reato all’art. 612 ter: il cosiddetto ‘revenge porn’, un fenomeno che colpisce in modo particolare le donne e gli adolescenti. Tale reato, da considerare un vero e proprio abuso sessuale, consiste nella diffusione, da parte del soggetto attivo, di immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, senza il consenso della persona rappresentata, con lo scopo di arrecare alla vittima un danno psico-fisico. Il contenuto pornografico viene caricato nelle pagine social della vittima o su siti web. Vengono create pagine apposite incoraggiando chi visualizza a condividere quel contenuto. Spesso tali immagini vengono inviate ai familiari, amici e parenti della vittima generando ulteriori condotte illecite come minacce, stalking, estorsione sino all’omicidio, come alcuni casi di cronaca riferiscono. Il materiale pornografico può essere sottratto alla vittima in diversi modi:
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- attraverso il ‘sexting’ ovverosia l’autoripresa di immagini o video in posizioni intime e successivamente inviate dalla vittima a terzi anche mediante webcam. Chiaramente in questo caso, affinché ci sia reato, la diffusione da parte del destinatario del materiale deve avvenire senza alcuna autorizzazione e volontà della vittima;
- mediante la ripresa di immagini intime durante un rapporto sessuale e condivise senza autorizzazione della vittima;
- mediante la ripresa della vittima in momenti intimi (rapporto sessuale, in bagni pubblici, spogliatoi ecc) con telecamere nascoste;
- attraverso l’acquisizione del materiale intimo della vittima dal suo dispositivo smartphone, laptop ecc.
Anche nel caso in cui la vittima consegni volontariamente il dispositivo, pensiamo al caso dell’invio in assistenza per riparazione del pc o del cellulare contenente immagini e video privati della vittima.
In base alla gravità, e salvo che il caso non costituisca più grave reato, la pena prevista per l’autore dell’illecito è la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5 a 15mila euro.
In Italia il fenomeno ha raggiunto picchi preoccupanti soprattutto fra gli adolescenti i quali spesso cedono volontariamente scatti o video confidando nella riservatezza di chi li riceve; spesso è proprio il partner l’autore delle immagini che, dopo averle realizzate con il consenso della vittima, le divulga contro la sua volontà. Il problema è assolutamente culturale; i giovani non hanno contezza della gravità delle azioni commesse. Non sanno che tale materiale divulgato all’interno dei social potrebbe essere condiviso da milioni e milioni di utenti danneggiando per sempre, in modo inevitabile la sfera affettiva e psicologica di una persona anche a distanza di anni.
Come proteggere gli adolescenti?
Come già anticipato gli adolescenti sono sempre più spesso vittime di revenge porn. Negli ultimi anni su alcune applicazioni di messaggistica istantanea, come Telegram, sono nati diversi gruppi nei quali i giovanissimi si scambiano materiale pornografico senza il consenso della persona ritratta. L’Osservatorio nazionale sull’adolescenza, che ha svolto una ricerca tramite Skuola.net su oltre 11mila adolescenti tra gli 11 e i 19 anni, ha evidenziato che il 33% degli episodi di cyberbullismo è a sfondo sessuale e che le ragazze sono la categoria più a rischio.
La tutela dei minori è un meccanismo complicato ma necessario che comporta un forte impegno dello Stato e delle Autorità locali ma in particolare da chi ha il compito di educare e vigilare sui minori. La scuola e la famiglia hanno un compito ben preciso di formazione ed educazione digitale del minore. È fondamentale educare i giovani utenti fin da bambini ad un uso consapevole della rete e dei social network; renderli coscienti dei rischi, responsabilizzarli sulle azioni da compiere e sul corretto utilizzo del web (ad es. rendendoli edotti sui rischi connessi al ritrarsi in foto o video intime, all’utilizzo di una connessione sicura, alla possibilità di escludere, per le app utilizzate,la sincronizzazione con il cloud ecc).
Azioni a tutela della Vittima
Le azioni a tutela delle vittime sono diverse. Innanzitutto è necessario sporgere immediatamente una denuncia/querela presso le Forze dell’Ordine. Al fine di ottenere provvedimenti idonei per l’oscuramento delle immagini che circolano nel web occorre effettuare un reclamo al Garante della privacy. Quest’ultimo ha messo a disposizione sul proprio sito un canale di emergenza con il quale chiunque, preoccupato del fatto che le proprie immagini o video in momenti intimi possano essere stati diffusi tramite Facebook o Instagram, potrà inviare una segnalazione ed ottenere il blocco delle immagini. Con Legge regionale del 2006 veniva istituito presso la regione Puglia il Garante regionale dei diritti del minore il quale ha inserito all’interno del proprio sito una guida per i minori per l’utilizzo consapevole della rete, che invito a leggere.
Si può anche ricorrere in sede giudiziaria per tutelare la propria immagine e la propria riservatezza con azioni apposite sia inibitorie che risarcitorie.
Come sempre il consiglio è di rivolgersi ad un legale di fiducia al fine di essere indirizzati nelle azioni da intraprendere nonché rivolgersi ad uno specialista, psicologo o psicoterapeuta, che aiuterà le vittime con un percorso terapeutico. Sul territorio leccese sono presenti diversi centri antiviolenza ai quali gli adolescenti possono rivolgersi per un sostegno legale e psicologico. A titolo esemplificativo: il Centro antiviolenza Renata Fonte che ha una sede a Lecce e una a Squinzano, il Centro antiviolenza ‘Il Melograno‘ a Parabita, il Centro antiviolenza ‘Dafne‘ a Castrignano de’ Greci, il centro antiviolenza ‘Punto Rosa’ a Specchia (in Via Rue de la Mimose snc).
Antonella Siciliano
Avvocato
Laureata a Firenze. Pratica professionale a Roma con esame di abilitazione alla profesisione forense effettuato presso la Corte d’Appello di Roma. Dal 2017 svolgo la professione nel foro leccese. Arbitro presso la Camera Arbitrale Internazionale dal 2019 e faccio parte dell’Associazione Cammino sede Lecce - Camera Nazionale Avvocati per la persona, le relazioni familiari e i minorenni. Mi occupo in particolar modo del diritto civile e da sempre attenta alle questioni attinenti ai rapporti familiari, alla tutela dei minori. Ricevo su appuntamento a Galatone in via F.A. Core n. 2. Tel 3298965814 Email avv. [email protected]
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