7 Marzo 2021

Cyberbullismo: i campanelli d’allarme

Come si manifesta e come affrontare uno dei fenomeni più in crescita negli ultimi anni

testo di dott.ssa Marta Giannone/ illustrazione di Freepik

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L’errore degli adulti è considerare il web un altro mondo rispetto a quello che viviamo quotidianamente. Una realtà con cui interagire per motivi di lavoro o magari anche di divertimento ma raramente un contesto entro il quale crescere, esprimere la propria personalità, maturare esperienze.
Da ciò nasce la difficoltà che oggi gli adulti incontrano nel comprendere atteggiamenti, approccio e mentalità di bambini e adolescenti che non solo sono nati e crescono in questo nuovo mondo ma contribuiscono costantemente ad alimentarlo. Il web ha introdotto un cambiamento sul piano psicologico e sociale di fronte al quale ci troviamo tutti impreparati e constatiamo come la rete sia divenuta uno specchio in grado di riflettere, con estrema risonanza, come si viene visti dagli altri.
Negli ultimi anni, accanto al già noto fenomeno del bullismo, si sta diffondendo sempre di più una nuova forma, che avviene attraverso l’uso delle tecnologie digitali, conosciuta col nome di cyberbullismo. Entrambi sono classificati come fenomeni sociali perché avvengono in un contesto che coinvolge non solo chi agisce e subisce certe prepotenze ma anche una serie di persone che in quel momento assistono ai fatti diventandone in qualche modo partecipi.

Ma cos’è il cyberbullismo e come si manifesta?

«È una forma di prevaricazione e violenza, ripetuta nel tempo, da parte di una o più persone o da un gruppo di persone nei confronti di un’altra percepita come più debole».
I cyberbulli possono essere persone che la vittima ha conosciuto a scuola, nei gruppi sportivi o tra coetanei, ma può anche essere qualcuno conosciuto su internet, attraverso social network o giochi online, e potrebbe nascondersi dietro profili fake (falsi) o anonimi. Attraverso i dispositivi tecnologici, il cyberbullo può colpire in ogni momento della giornata, ovunque e a lungo: il più delle volte anche casa propria può non essere un luogo sicuro.
Il cyberbullismo può assumere diverse forme: invio ripetuto di messaggi offensivi e/o video ma anche continue minacce o ricatti; esclusione intenzionale di qualcuno da un gruppo online; pubblicazione di immagini imbarazzanti, pettegolezzi, informazioni riservate di una persona o addirittura fingersi qualcun altro sui social network per farsi rivelare informazioni e renderle pubbliche.

I POSSIBILI CAMPANELLI D’ALLARME E LE CONSEGUENZE PER LA VITTIMA

1. Il/la ragazzo/a si comporta in modo diverso da prima (es. non vuole più andare a scuola, non invita mai gli amici a casa, non va alle feste o non frequenta più il gruppo sportivo);
2. Non usa più volentieri i dispositivi tecnologici per comunicare;
3. Appare particolarmente stressato/a ogni volta che riceve un messaggio;
4. Tende ad avere poca autostima, appare triste e poco attivo/a, presenta problemi di insonnia ed alimentazione.
Bisogna, però, fare attenzione: questi comportamenti possono essere anche indice di altre problematiche o di una normalissima fase di crescita. Pertanto è bene sempre approfondire.
Chi è vittima di bullismo o cyberbullismo può andare incontro a spiacevoli conseguenze che si riscontrano sul piano sociale e, soprattutto, sul piano personale. Tali conseguenze consistono in cambi d’umore improvvisi, disturbi emotivi, basso rendimento scolastico, disturbi del sonno, abitudini alimentari sbagliate (es. riduzioni drastiche o abbuffate eccessive di cibo), pensieri legati al suicidio, atti di autolesionismo.
Spesso si ritiene che bullismo e cyberbullismo viaggino su due piani differenti (quello della realtà e quello del digitale) invece entrambi vanno a colpire la vita reale dei bambini e degli adolescenti. Allora ci si pongono delle domande: in questa situazione qual è il ruolo dell’adulto e come può agire nei confronti di questi fenomeni e, in particolare, nei confronti del bullismo digitale?
La maggior parte delle volte gli adulti, che solitamente non hanno accesso alla comunicazione in rete dei ragazzi, rimangono a lungo all’oscuro di questi episodi facendo mancare il loro supporto e intervento. Questa esclusione degli adulti dal mondo digitale dei ragazzi provoca un’evidente disinformazione sull’argomento. Ma fa parte del ruolo genitoriale guidare e sostenere i propri figli, incoraggiandoli ad affrontare le difficoltà del percorso di crescita e ciò implica dedicare loro tempo e attenzione. Perciò, come genitori, è importante essere informati sul fenomeno del cyberbullismo sia per poterlo prevenire sia per capire come affrontarlo in modo efficace. È importante costruire con i propri figli una comunicazione improntata sulla fiducia e mostrare interesse a come utilizzano i social.
È fondamentale non minimizzare come possano sentirsi di fronte a prevaricazioni o derisioni, prendendo seriamente paure e sentimenti. Infatti, molto spesso prevale la sottovalutazione: “stanno solo scherzando…”. Avere accanto adulti che inizialmente sottovalutano il fatto può causare nella vittima di bullismo una totale chiusura in sé stesso che col passare del tempo diviene sempre più forte. Molti ragazzi utilizzano come strategia quella del “lasciar perdere” (niente di più sbagliato!). Occorre ricordare ai ragazzi che è necessario non stare zitti e informare un amico o un adulto ogni qualvolta si è vittime o spettatori di violenze: fare finta di niente e/o non dire nulla non si rivelano strategie adeguate per affrontare il cyberbullismo.

Cosa possono fare i genitori?

Per l’adulto è importante:
1. Innanzitutto favorire un clima di apertura al dialogo in famiglia. È sbagliato aspettare che un ragazzo diventi adolescente per poter affrontare il discorso del bullismo e cyberbullismo, ma occorre stabilire subito un dialogo con i propri bambini; deve diventare un’abitudine parlare della propria giornata, stare in ascolto e affrontare eventuali problemi;
2. Vietare l’utilizzo di strumenti tecnologici agli adolescenti può rivelarsi controproducente e non è la soluzione migliore;
3. Garantire al/la ragazzo/a, vittima di cyberbullismo, fiducia, ascolto e aiuto concreto;
4. Mantenere un atteggiamento di sostegno e di comprensione e non di impotenza e/o disperazione;
5. Segnalare, nei casi più gravi, alla Polizia Postale attraverso prove concrete (screenshoot, registrazioni etc.) gli atti di cyberbullismo.
La prevenzione e la sensibilizzazione al cyberbullismo iniziano a casa e continuano a scuola. Innanzitutto occorre creare una solida collaborazione tra le reti educative in primis la scuola e la famiglia. Non a caso la legge n.71 del 29/05/2017 prevede che la scuola istituisca un docente di riferimento in materia di cyberbullismo in collaborazione con le Autorità, le famiglie e le associazioni presenti sul territorio.
La comunità educativa può fare molto: pensiamo alla diffusione della legalità, al favorire dinamiche di inclusione sociale attraverso attività educative, sportive, ricreative e culturali a favore dell’infanzia e dell’adolescenza e soprattutto avviare percorsi formativi rivolti a insegnanti, genitori, educatori, operatori dei servizi per una sempre maggiore e più diffusa capacità educativa socio-affettiva di prevenzione del disagio psicologico e sociale e di attivazione di reti di sostegno.
Importante è poi un intervento sul piano psicologico e pedagogico. Occorre coinvolgere i ragazzi promuovendo comportamenti a favore della socialità come il rispetto degli altri e l’empatia ma anche sensibilizzare e informare sui rischi di un uso scorretto del web. È molto importante informare circa il fenomeno del bullismo elettronico ed educare i/le ragazzi/e ad un uso consapevole della tecnologia in un’ottica di prevenzione.
È, altresì importante promuovere un processo di responsabilizzazione che faccia comprendere ai ragazzi le conseguenze delle proprie azioni anche quando sono commesse con la percezione di agire nell’anonimato.
È BENE RICORDARE SEMPRE CHE chiedere aiuto non è segno di debolezza ma un modo adeguato per poter affrontare e risolvere il problema in tempi brevi. Anche per i genitori è importante sapere che ci si può rivolgere a professionisti, quali psicologi ed educatori, o alle istituzioni per avere un supporto concreto.


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Marta Giannone

Pedagogista

Laureata in Pedagogia dell’Infanzia e in Progettazione e gestione dei processi formativi con lode. Esperta in programmazione di interventi educativi in relazione ai bisogni formativi individuali, di gruppi e comunità. Specializzata nell’insegnamento delle materie filosofiche-umanistiche. Tutor DSA e BES specializzanda in metodologie didattiche per l’integrazione degli alunni con disturbi specifici di apprendimento. Amante della creatività, realizza, sulle sue pagine social, lavoretti e attività educative.

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