testo dell’Avv. Antonella Siciliano / illustrazione di Freepik
L’avvento delle nuove tecnologie ha avuto un impatto significativo nella vita di tutti e ha di fatto mutato le modalità di contatto fra le persone. In un mondo sempre più tecnologico l’esclusione dal web espone le persone ad un alto rischio di emarginazione. Per tale ragione, sempre più spesso, soprattutto i giovani, usano il web in ogni momento della loro vita: per giocare, per studiare, per socializzare, ma frequentemente tutto ciò avviene attraverso un uso incosciente della rete. Questa mancanza di consapevolezza porta i giovani ad affrontare sul web meccanismi e situazioni complicate e pericolose. Molti ragazzi sono vittime di abusi e discriminazioni che vengono perpetrati nella rete sia da parte di loro compagni sia da persone estranee. Uno dei fenomeni più preoccupanti degli ultimi anni, che spesso riguarda i giovani, è il cd. cyberbullismo. Ma sappiamo davvero cos’è? La nozione utilizzata fa riferimento a ‘qualsiasi atto di bullismo realizzato tramite la rete e sui mezzi di comunicazione digitali’.
Il cyberbullismo si esprime in diverse forme e tutte con un elemento comune: creare un disagio, un’angoscia a chi subisce quella relazione ‘disadatta’. Le modalità sono tra le più varie: i messaggi aggressivi al solo fine di creare scontri verbali sui social (cd. Flaming), l’invio di messaggi mirati a ferire l’altra persona, le molestie ripetute (cyber-persecuzione), le minacce di morte o lesioni fisiche, la diffusione di informazioni false su una persona per danneggiarne l’immagine o la reputazione, la divulgazione di dati personali (cd. doxing), l’impossessamento di foto rubate da profili social e pubblicate sul canale ‘Telegram’ allegando frasi sessiste e violente (cybershaming), e da ultimo, piuttosto frequente, la diffusione di immagini e video sessualmente espliciti (revenge porn), nuovo reato inserito nel nostro codice penale all’art. 612 ter c.p., tema che sarà oggetto di un successivo e specifico approfondimento. Tali comportamenti non vanno mai minimizzati e sottovalutati. Sono comportamenti ‘predatori’ che vanno riconosciuti e fermati immediatamente.

Un ruolo fondamentale in tal senso deve essere ricoperto dalla famiglia e dalla scuola. Un genitore ha il dovere non solo di controllare l’uso che il minore fa della rete, ma deve educare il proprio figlio ad un uso appropriato e bilanciato del web. La scuola, al pari della famiglia, ha un dovere collaborativo e di supporto dei genitori nell’opera educativa e nella sensibilizzazione dei minori sul tema, sul loro indirizzamento verso un comportamento corretto e morale nelle interazioni sociali. Anche le Forze dell’Ordine, in particolar modo la Polizia Postale, svolgono un ruolo fondamentale in materia di cyberbullismo; attraverso la cooperazione con gli istituti scolastici le forze dell’ordine continuano a proporre diverse iniziative rivolte a tutti i giovani a sostegno della loro educazione digitale e ad una responsabilizzazione nell’utilizzo del web. Le iniziative promosse sono state diverse in tutta Italia. A titolo di esempio ‘una vita da social’ che oramai è alla sua ottava edizione, per la quale la Polizia di Stato ha aperto un canale social su facebook, il progetto nazionale ‘buono a sapersi’, vi è poi il Safer Internet Day, un evento internazionale promosso ogni anno dalla Commissione Europea e tanti altri. Anche il Telefono Azzurro, impegnato da anni nella tutela dei minori, ha a disposizione la linea gratuita 19696 che permette ai bambini e adolescenti di parlare con uno psicologo o pedagogista per affrontare il disagio. Tale linea è a disposizione anche degli adulti per confrontarsi con degli esperti in materia, nonché la linea 114 quando si verificano situazioni di emergenza e pericolo. È possibile connettersi in chat con un operatore di Telefono Azzurro nel sito https://azzurro.it/cyberbullismo-2/.
Nel Salento gli eventi organizzati negli anni sono stati diversi, tra cui anche la partecipazione di alcuni Comuni, come Città di Lecce, al progetto ‘una vita da social’. Da ultimo ‘Sos cybershaming’, un progetto promosso da due adolescenti di Trepuzzi tenutosi in streaming nello scorso dicembre. L’obiettivo di questi progetti è aiutare i giovani ad acquisire una consapevolezza digitale al fine di mettere in risalto le sole potenzialità comunicative che le nostre attuali tecnologie permettono. Nonostante le forze messe in campo per evitare condotte di bullismo sui social ad oggi, da un punto di vista statistico, tale fenomeno è in esponenziale crescita. Cosa spinge un bullo a compiere questi atti ‘denigratori’ e vessatori? La risposta non è semplice ma probabilmente proprio la banalità delle motivazioni che spinge un giovane ad assumere questi comportamenti è uno degli aspetti peggiori di questo fenomeno. La giustificazione più frequente è ‘l’ho fatto solo per ridere’. Ma questi atteggiamenti, tenuti ‘solo per ridere’, cosa causano?
In genere il bullo è inconsapevole delle conseguenze delle sue azioni e del fatto che tali azioni sono atti criminosi per la legge italiana. I reati che si possono inquadrare sono diversi. Se il ‘classico’ bullismo è da ricondurre nei reati di ‘percosse’, ‘lesione personale’, ‘danneggiamento’, il cyberbullismo integra ad es. le condotte di ‘ingiuria’, ‘diffamazione’, ‘molestia’ o ‘disturbo alle persone’, ‘minaccia’, ‘atti persecutori’, tutti reati che per mezzo del web possono coinvolgere un numero indefinito di spettatori, che, inconsapevolmente, si rendono complici del reo. Queste azioni possono integrare anche il reato di ‘sostituzione di persona’ quando il bullo si appropria dell’identità digitale di un’altra persona o crei un profilo falso, ‘pornografia minorile’, se i contenuti digitali diffusi dal bullo riguardano immagini a sfondo sessuale di minori, e nei casi più gravi ‘istigazione al suicidio’ laddove il comportamento del bullo abbia indotto la vittima a togliersi la vita.
Tante sono le vittime di bullismo che, angosciate dai comportamenti denigratori avuti nei loro riguardi trovano quale unica soluzione il suicidio. Questo è avvenuto ad esempio per Carolina Picchio che dopo un ultimo messaggio lasciato ai genitori in cui scriveva ‘le parole fanno più male delle botte’ decideva di lanciarsi dalla finestra della sua abitazione. I bulli che l’avevano perseguitata con molestie e insulti, sia di persona sia sui social network, tra cui anche l’ex fidanzatino, avevano un’età compresa tra i 15 e i 17 anni e tutti accusati di stalking, violenza sessuale di gruppo, diffamazione, detenzione di sostanze stupefacenti, detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico. A questa giovane ragazza è dedicata l’approvazione della prima Legge in Italia sul cyberbullismo, la n. 71 del 29 maggio 2017. Finalmente viene data una definizione di cyberbullismo intendendo ‘qualsiasi forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minori realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo predominante o unico è quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo’, e attribuendo un ruolo fondamentale e di primo piano alla scuola.
La Legge predispone diverse azioni per reprimere il fenomeno del cyberbullismo in tutte le sue manifestazioni, con azioni a carattere preventivo, di tutela ed educazione nei confronti dei minori coinvolti, sia se vittime sia se responsabili di illeciti. In particolar modo la legge prescrive che le vittime maggiori di 14 anni o i loro genitori possono presentare un’istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco dei contenuti diffusi in rete dal cyberbullo. Se entro 24 ore il gestore del sito non avrà provveduto, la vittima potrà rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali che rimuoverà i contenuti entro 48 h. Il Garante ha pubblicato sul proprio sito il modello per la segnalazione/reclamo in tema di cyberbullismo e l’indirizzo email a cui inviarlo: [email protected].

AZIONI LEGALI A TUTELA DELLA VITTIMA
Spesso il cyberbullo si cela dietro a dei nickname fasulli confidando nell’impunità delle sue azioni grazie all’anonimato. Ma in realtà non è così. Attraverso l’azione della Polizia Postale individuare il cyberbullo non sarà difficile e per lui si aprirà la strada dei procedimenti penali. Ma il nostro sistema giuridico non esaurisce i rimedi esperibili dalle vittime solo attraverso il sistema penale. Spesso, a causa della minore età della maggior parte dei rei e della possibile applicazione durante un procedimento nei suoi confronti della sospensione del processo con messa alla prova, il bullo, si trova a subire una ‘punizione’ inidonea a raggiungere l’obiettivo auspicato sul piano deterrente e sanzionatorio. Quali altri rimedi ha allora la vittima? Il nostro sistema giuridico mette in campo delle azioni da attivare anche sul piano civile al fine di ottenere un risarcimento per il danno subito per fatto illecito. A differenza del processo penale, nel quale il minore infraquattordicenne non è imputabile, il giudizio civile si svolge accertando l’effettiva capacità delittuale dell’autore del reato, perciò la sua capacità di intendere e di volere anche se minorenne. Al minore è possibile attribuire una responsabilità civile per gli atti compiuti della quale però, patrimonialmente, ne risponderanno i genitori. Difatti i genitori hanno l’onere di impartire ai figli l’educazione necessaria per non recare danni a terzi nella loro vita di relazione, nonché di vigilare sul fatto che l’educazione impartita sia adeguata al carattere e alle attitudini del minore, dovendo rispondere delle carenze educative cui l’illecito commesso dal figlio sia riconducibile. Parimenti si può riscontrare una responsabilità civile nei confronti degli insegnanti e dei dirigenti scolastici, per omessa vigilanza su ciò che accade allo studente durante l’orario scolastico. Tra l’altro la scuola, in base alla legge n. 71/2017, deve attivare dei percorsi formativi, deve garantire la massima informazione alle famiglie sulle attività e le iniziative intraprese in tema di cyberbullismo. Se il Dirigente scolastico non si attiva in tal senso si può configurare una responsabilità civile per non aver predisposto tutte le misure atte a garantire la sicurezza dell’ambiente scolastico.
CONSIGLI
Insomma, il nostro sistema giuridico ha predisposto diversi strumenti per prevenire e poi eventualmente reprimere comportamenti criminosi riconducibili al cyberbullismo, ma la strada per una vera e propria educazione multimediale è lunga. È necessario che i genitori e la scuola siano sempre più attenti a tutto ciò che circonda il minore. Parlare con i ragazzi, chiedere loro se c’è qualcosa che li preoccupa, informarli dei rischi della rete e su come proteggersi, li renderebbe consapevoli e capaci di affrontare il mondo virtuale. È importante per i ragazzi non chiudersi nel loro mondo fatto di silenzi o non pensare di agire in modo aggressivo o con atteggiamenti emulatori solo per ‘farsi accettare’ o non essere emarginati. Il web è pieno di insidie: negli ultimi mesi la cronaca ha parlato spesso di alcuni avvenimenti mortali causati da ‘giochi’ che stanno spopolando in rete e che prendono il nome di ‘blue whale’ o ‘blackout challenge’, che circolano su alcuni social come tic toc. Giochi pericolosi e stupidi che purtroppo portano alla morte o a gravi lesioni fisiche. Un tema di cui mi occuperò in un prossimo articolo. Il consiglio per i ragazzi è di parlare con i genitori o con gli insegnanti che di certo saranno pronti ad ascoltare. Essenziale è denunciare alla Polizia Postale qualsiasi comportamento denigratorio, offensivo o minaccioso subito. Con l’aiuto della famiglia è importante rivolgersi ad un legale che saprà come agire e cosa consigliare, e affidarsi ad uno psicologo o psicoterapeuta che aiuterà la vittima di bullismo/cyberbullismo a superare il trauma.
Antonella Siciliano
Avvocato
Laureata a Firenze. Pratica professionale a Roma con esame di abilitazione alla profesisione forense effettuato presso la Corte d’Appello di Roma. Dal 2017 svolgo la professione nel foro leccese. Arbitro presso la Camera Arbitrale Internazionale dal 2019 e faccio parte dell’Associazione Cammino sede Lecce - Camera Nazionale Avvocati per la persona, le relazioni familiari e i minorenni. Mi occupo in particolar modo del diritto civile e da sempre attenta alle questioni attinenti ai rapporti familiari, alla tutela dei minori. Ricevo su appuntamento a Galatone in via F.A. Core n. 2. Tel 3298965814 Email avv. [email protected]
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