Una scatola gialla, grande, un vero e proprio faldone da ufficio, con l’elastico tirato per tenere insieme i lembi e un nome scritto a penna sopra. È tutto ciò che resta dell’anno scolastico, ormai concluso, inscatolato e consegnato in queste ore a noi genitori, rigorosamente “contingentati” e protetti da guanti e mascherine, fuori dalle mura della scuola.
Guardi la scatola e ti chiedi come sia stato possibile tutto questo, come siamo arrivati a dover archiviare in una cartellina i ricordi di scuola di un anno interrotto, lasciato in sospeso un giorno qualsiasi di marzo.
L’astuccio, i disegni, i libri e i lavoretti stroncati sul più bello, dopo tanto impegno e dedizione dei piccoli alunni, delle maestre e dei genitori. Libri e quaderni diventano insidiose lame nello stomaco, chiodi che riaprono le crepe della paura e del dolore nascosto goffamente a noi stessi da mesi.
Quando le manine sfogliano quei disegni e quei lavoretti, arriva violento un conato di pianto, lacrime urlate che sgorgano da un cuore di bimba confuso, disorientato, troppo piccolo per capire davvero, ma abbastanza grande da riconoscere cos’è la mancanza. “Mi manca tanto la scuola e i miei amichetti…” Boom, botta terribile nello stomaco. Tu genitore cerchi di consolare quel cuoricino, piangi con lui perché devi condividere la tristezza e non fingere che non ci sia, perché devi dire la verità e spiegare che questo mostro se ne andrà via, passerà, e tutto pian pianino tornerà come prima (si spera).
Nessuno ci restituirà l’ultimo anno di scuola. Non ci sarà alcuna recita a giugno e non ci saranno gli abbracci agli ormai ex compagni e alle maestre, ancor più per tutti quegli alunni all’ultimo anno di un ciclo scolastico. Nessuno ci ridarà indietro i 4 mesi persi, trasformati in gelidi esercizi dietro un monitor. E nessuno ha delle colpe, o forse sì, chi lo sa. Ci ripetiamo che poteva andare peggio, e che, pazienza, è andata così. E ci chiediamo quanto e come i nostri bambini, specie in età prescolare, possano aver capito del dramma che si è consumato là fuori e nelle case di tutti noi, così potente da proibire all’improvviso gli abbracci, i baci e la vita spensierata con amichetti e familiari.
Le scuole dell’infanzia, in misura minore i nidi, le primarie di tutti i gradi, i licei e le università sono stati travolti dall’antidoto della didattica a distanza, un mondo nuovo e sconosciuto ai più, che ha trasformato il tempo quotidiano della scuola in un tempo sospeso in casa, ma più lento e complicato per tutti.
E a settembre? Cosa succederà in autunno con il nuovo anno scolastico? Boh, è davvero un grande boh. Sappiamo poco e non abbiamo nemmeno il coraggio di immaginarlo, sappiamo solo che siamo tutti nella stessa barca in mezzo a un mare agitato e in qualche modo dobbiamo scansare uno scoglio alla volta. Siamo un’unica famiglia in questo momento storico, ci facciamo le stesse domande e sappiamo che tutti i genitori di qualsiasi città in Italia e nel mondo hanno lo stesso sguardo smarrito e un nodo al posto del diaframma. Non è colpa di nessuno. Possiamo solo farcene una ragione.
Storditi e frastornati, dobbiamo però essere fieri di noi stessi per aver cercato di dare il nostro meglio, in un momento così balordo e destabilizzante. Diciamo grazie ai nostri figli, alle maestre e a noi stessi, perché nonostante gli evidenti limiti ce l’abbiamo messa tutta, nelle tante difficoltà del vivere sempre in casa, nella paura di ammalarsi e di non fare abbastanza, o di fare male o di non essere all’altezza. E cerchiamo ora di trasformare la paura in uno strato di cemento armato di speranza, per chiudere le crepe nei cuori e fortificare il futuro. Un giorno alla volta, ripartiamo da quella scatola gialla, immobile ma piena di vita, come gli sguardi dei nostri bambini. Con l’augurio che si possa aprire un giorno non troppo lontano e si possa dire che rappresenta un momento difficile, ma che l’abbiamo superato insieme.
Racconti di Mamme
momenti, pensieri, attimi
Racconti di Mamme nasce così, per caso, in un giorno ventoso di maggio, quando l'aria comincia a perdere quel suo fascino invernale, e il Covid19 ha smesso di essere così invadente. È un luogo intimo, dove di tanto in tanto ci racconteremo dei giorni che passano e dei bimbi che crescono. Non vuol essere un diario, non è un blog, non troverete testi autobiografici. Tutto ciò che leggerete sarà solo lo spioncino sulla vita di ciascuna di noi. Mamme.
Adesivo murale "Ci sono maestri e maestre"
Quadretto "l'insegnante è una candela"
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